mercoledì 13 aprile 2011

Il muro di silenzio

Pochi timidi raggi di sole filtravano dalla finestra della sala. Clodovea era sul divano, stretta tra le braccia del suo amato, con lo sguardo perso nel nulla davanti a sè. Buffalmacco la osservava e sentiva crescere dentro di sé la voglia di conoscere il profondo intimo della sua donna.
«Clodovea, il mio cuore è colmo di passione. Sei una donna bellissima e intelligente, ma ciò che ammiro in te, sopra ogni altra cosa, è la tua determinazione. Dimmi ti prego, come fai ad essere così forte?»
Clodovea si voltò lentamente verso di lui. Con lo sguardo fisso nei suoi occhi, poggiò delicatamente l'indice sulle labbra del suo uomo.
«Non chiedere mai a una donna come fa a essere così forte. Forti non si nasce, lo si diventa.»
Buffalmacco la guardò pensieroso, cercando di interpretare quella frase, ma l'unica conclusione che riuscì a trarre fu che era solo un ostacolo lungo il cammino della piena comunione delle loro anime.
«Clodovea, perché alzi questo muro? Perché usi ancora una corazza con me?»
«No, non chiedermi di toglierla, ho combattuto troppo in passato», gli rispose mentre abbassava lo sguardo, di colpo divenuto triste.
Buffalmacco rimase interdetto da quella risposta. Nulla aveva mai saputo di queste battaglie, delle sue passate esperienze con altri uomini, delle sue delusioni.
«Ti prego Clodovea, raccontami cosa è successo, dimmi cosa ti ha portato a questo. Fammi conoscere chi sei veramente.»
La guardava speranzoso. La sua donna gli aveva dichiarato il suo amore, gli aveva aperto il suo cuore, era giunto il momento che gli consentisse di conoscere anche ciò che l'aveva ferita.
Ma Clodovea scosse la testa. «No, non scavare dentro i miei ricordi. Tienimi stretta, e nutriti dei miei silenzi.»
«Ho capito», rispose Buffalmacco. La guardava diversamente, il suo volto si era aperto in un espressione più illuminata. Non era riuscito a conoscerla, ma aveva conosciuto il muro che li separava. Sì alzò dal divano e la prese in braccio, con decisione ma senza farle male. La baciò delicatamente sulle labbra mentre la portava in camera e la adagiò sopra il letto.
Aprì l'armadio senza far rumore, e dopo aver trovato ciò che cercava si rivolse di nuovo verso il letto.
«Ho capito. Ho capito che tu non vuoi conoscermi e non vuoi aprirti. Vuoi qualcuno che ti rassicuri, che sia intorno a te, che ti tenga al riparo. Ciò che cerchi, in realtà, è una coperta.» E così dicendo le gettò addosso quella che aveva appena preso dall'armadio, e se ne andò.

Era notte fonda, ma la fioca luce della lampada gettava un po' di chiarore sul divano del monolocale. Buffalmacco, triste, guardava il suo robot-gioccattolo, compagno di mille giochi d'infanzia.
«Come fai ad essere così forte?»
«Grazie ai pistoni meccanici», rispose il robot.
«Perché usi una corazza?»
«Per difendermi dai raggi laser», rispose il robot.
«Come sei diventato così? Qual è la tua storia?»
«Ho combattuto contro il mio maestro e una parte di me è morta. Ma c'è ancora del buono in me. Avevi ragione, dì a tua sorella che avevi ragione!»
«Grazie Darth Vader, tu mi completi.»

1 commenti:

  1. Porca micetta... non ti ci facevo cosi profondo (1° storia) e cosi profondamente scemo (2° storia).

    Mi è piaciuta.
    C@##o se mi è piaciuta!

    Complimenti ^^

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