lunedì 9 maggio 2011

Come vorrei che fosse un dibattito politico

Da tempo non guardo più la TV, da un po' però ho smesso di guardare anche i dibattiti politici o in generale qualsiasi trasmissione o intervista che veda tra gli ospiti un politico. Il motivo principale è che il tutto sfocia o nel comizio o nella solita "cagnara" inguardabile e spesso inascoltabile. Questo è dettato da vari motivi, il primo dei quali è sicuramente la colpa dei politici di alzare continuamente la voce, interrompendo gli altri e lanciando loro improperi durante gli interventi. E non prendiamoci in giro, non è una cosa che fanno tutti i politici, lo fanno solo i rappresentanti di un paio di partiti, perché no, i politici non sono tutti uguali. Ci sono poi quelli di una delle parti politiche avverse che sono più sottili ma a volte non meno fastidiosi. Ma non è solo questo il motivo per cui non guardo più questi "dibattiti". Il motivo vero è che in questi programmi il conduttore fa da sfondo, pone un tema a mo' di domanda, il politico ne parla due secondi e poi comincia a cianciare di ciò che più lo aggrada, spesso attaccando la parte avversa, facendo poi ripartire la solita rissa. E io proprio sulla figura del conduttore vorrei centrare questo mio intervento. Siamo ormai abituati a vedere questa figura un po' come una maestra d'asilo che si fa mettere i piedi in testa da bambini viziati che passano il tempo a litigare mentre il mondo si sfascia. Crediamo che una trasmissione tipo Ballarò o simili, debba vedere il conduttore principalmente come un arbitro di un incontro di boxe, che si limita soltanto a controllare che i partecipanti non violino le regole, mentre sono questi ultimi a scegliere le tattiche da utilizzare per arrivare alla vittoria finale, ossia un guadagno di elettori a scapito della parte avversa. Secondo me questo modo di concepire il dibattito è profondamente sbagliato, e credo ci siano ormai una marea di esempi e un'immensa quantità di minutaggio di inutili trasmissioni caciarone a dimostrarlo. Tanto non credo ci sia stata nemmeno una volta in cui i politici abbiano raggiunto accordi, si siano confrontati sul merito o abbiano anche ammesso qualche colpa e cambiato qualche idea in una di queste trasmissioni; tutti rimangono immobili nelle loro posizioni e attaccano gli avversari in maniera più o meno scomposta. Come bambini che litigano. E allora, io penso, diamogli una maestra severa che li rimetta in riga.
Io vedo la figura del conduttore come centrale. Il conduttore non è un arbitro, ma il padrone di casa, che è cosa ben diversa. E' colui che decide quali domande porre e a chi, è colui che decide gli argomenti di cui si parla, è colui che può e deve porre domande imbarazzanti ai politici di turno senza che questi si possano permettere di dargli del fazioso, finché ovviamente questi rimane nell'ambito dell'indagine giornalistica supportata da fonti verificate. Un conduttore non deve stare al gioco dei politici, semmai è proprio il contrario, il politico deve sottostare alle regole del conduttore: o così o se ne va, ma nel momento in cui se ne va significa che rinuncia al tempo che gli spetta e non può più reclamarlo. A che serve far dibattere tra loro due politici che continueranno a sostenere l'uno bianco, e l'altro nero, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, dando la colpa di tutto ogni volta all'avversario? E' meglio invece che ogni politico sia costretto a dibattere contro un giornalista serio e preparato che lo incalza sul tema, senza sviare, in modo che lo spettatore possa farsi un'idea precisa sia di cosa si sta parlando, sia di cosa ha fatto o intenzione di fare nel merito quella parte politica. Ma in Italia di solito il conduttore fa una domanda, il politico parla d'altro e il giornalista invece di incalzarlo si limita ad evitare che il tutto sfoci in una rissa. Fallendo miseramente.
Mi vengono in mente però due esempi di giornalisti con le palle che fanno una domanda ad un politico e di fronte alla risposta evasiva, preambolo del comizio, cercano di fermare lo sproloquio del loro interlocutore per ribadire la domanda che è rimasta senza risposta. 
Il primo esempio è quello dell'intervista di Lucia Annunziata a Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2006, dove appunto la giornalista pone domande e pretende risposte, mentre l'attuale premier pretende di decidere lui quali domande gli debbano essere fatte, e non venendo assecondato si alza e se na va accusando la giornalista di essere illiberale. Un po' come il bue che dice cornuto all'asino.
L'altro esempio è successo la scorsa settimana a Mi manda raitre: il conduttore Edoardo Camurri, fa una domanda precisa al parlamentare Scilipoti, e questo si mette ad urlare, offendere e a parlare di tutt'altro, senza minimamente accennare una risposta. Il conduttore però non molla e continua ad incalzarlo per minuti interi, facendo notare all'onorevole chi è il conduttore, ripetendo la sua domanda inesorabile fino ad arrivare ad urlarla in faccia al sig. Scilipoti che continua però nella sua tattica. Il conduttore alla fine si rende conto che la lotta è senza speranza, chiede scusa al pubblico, invita il politico a smettere di urlare, invito ovviamente disatteso, e alla fine gli toglie l'audio dal microfono.
Se tutti i giornalisti si comportassero in questo modo in TV, sono sicuro che la nostra democrazia sarebbe migliore, e anche la qualità dei programmi televisivi compirebbe un bel salto in avanti, restituendo ai telespettatori il gusto di godersi una bella intervista o un dibattito su un tema ben preciso. In pratica, torneremmo ad avere un opinione pubblica, quella che negli ultimi anni ha abbandonato la penisola in favore di un menefreghismo egoistico.

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