giovedì 19 maggio 2011

Come cancellare i propri tweet

Avete deciso di cancellare tutti i vostri Tweet ma non sapete come fare? TwitWipe potrebbe fare al caso vostro.

lunedì 9 maggio 2011

Come vorrei che fosse un dibattito politico

Da tempo non guardo più la TV, da un po' però ho smesso di guardare anche i dibattiti politici o in generale qualsiasi trasmissione o intervista che veda tra gli ospiti un politico. Il motivo principale è che il tutto sfocia o nel comizio o nella solita "cagnara" inguardabile e spesso inascoltabile. Questo è dettato da vari motivi, il primo dei quali è sicuramente la colpa dei politici di alzare continuamente la voce, interrompendo gli altri e lanciando loro improperi durante gli interventi. E non prendiamoci in giro, non è una cosa che fanno tutti i politici, lo fanno solo i rappresentanti di un paio di partiti, perché no, i politici non sono tutti uguali. Ci sono poi quelli di una delle parti politiche avverse che sono più sottili ma a volte non meno fastidiosi. Ma non è solo questo il motivo per cui non guardo più questi "dibattiti". Il motivo vero è che in questi programmi il conduttore fa da sfondo, pone un tema a mo' di domanda, il politico ne parla due secondi e poi comincia a cianciare di ciò che più lo aggrada, spesso attaccando la parte avversa, facendo poi ripartire la solita rissa. E io proprio sulla figura del conduttore vorrei centrare questo mio intervento. Siamo ormai abituati a vedere questa figura un po' come una maestra d'asilo che si fa mettere i piedi in testa da bambini viziati che passano il tempo a litigare mentre il mondo si sfascia. Crediamo che una trasmissione tipo Ballarò o simili, debba vedere il conduttore principalmente come un arbitro di un incontro di boxe, che si limita soltanto a controllare che i partecipanti non violino le regole, mentre sono questi ultimi a scegliere le tattiche da utilizzare per arrivare alla vittoria finale, ossia un guadagno di elettori a scapito della parte avversa. Secondo me questo modo di concepire il dibattito è profondamente sbagliato, e credo ci siano ormai una marea di esempi e un'immensa quantità di minutaggio di inutili trasmissioni caciarone a dimostrarlo. Tanto non credo ci sia stata nemmeno una volta in cui i politici abbiano raggiunto accordi, si siano confrontati sul merito o abbiano anche ammesso qualche colpa e cambiato qualche idea in una di queste trasmissioni; tutti rimangono immobili nelle loro posizioni e attaccano gli avversari in maniera più o meno scomposta. Come bambini che litigano. E allora, io penso, diamogli una maestra severa che li rimetta in riga.
Io vedo la figura del conduttore come centrale. Il conduttore non è un arbitro, ma il padrone di casa, che è cosa ben diversa. E' colui che decide quali domande porre e a chi, è colui che decide gli argomenti di cui si parla, è colui che può e deve porre domande imbarazzanti ai politici di turno senza che questi si possano permettere di dargli del fazioso, finché ovviamente questi rimane nell'ambito dell'indagine giornalistica supportata da fonti verificate. Un conduttore non deve stare al gioco dei politici, semmai è proprio il contrario, il politico deve sottostare alle regole del conduttore: o così o se ne va, ma nel momento in cui se ne va significa che rinuncia al tempo che gli spetta e non può più reclamarlo. A che serve far dibattere tra loro due politici che continueranno a sostenere l'uno bianco, e l'altro nero, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, dando la colpa di tutto ogni volta all'avversario? E' meglio invece che ogni politico sia costretto a dibattere contro un giornalista serio e preparato che lo incalza sul tema, senza sviare, in modo che lo spettatore possa farsi un'idea precisa sia di cosa si sta parlando, sia di cosa ha fatto o intenzione di fare nel merito quella parte politica. Ma in Italia di solito il conduttore fa una domanda, il politico parla d'altro e il giornalista invece di incalzarlo si limita ad evitare che il tutto sfoci in una rissa. Fallendo miseramente.
Mi vengono in mente però due esempi di giornalisti con le palle che fanno una domanda ad un politico e di fronte alla risposta evasiva, preambolo del comizio, cercano di fermare lo sproloquio del loro interlocutore per ribadire la domanda che è rimasta senza risposta. 
Il primo esempio è quello dell'intervista di Lucia Annunziata a Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2006, dove appunto la giornalista pone domande e pretende risposte, mentre l'attuale premier pretende di decidere lui quali domande gli debbano essere fatte, e non venendo assecondato si alza e se na va accusando la giornalista di essere illiberale. Un po' come il bue che dice cornuto all'asino.
L'altro esempio è successo la scorsa settimana a Mi manda raitre: il conduttore Edoardo Camurri, fa una domanda precisa al parlamentare Scilipoti, e questo si mette ad urlare, offendere e a parlare di tutt'altro, senza minimamente accennare una risposta. Il conduttore però non molla e continua ad incalzarlo per minuti interi, facendo notare all'onorevole chi è il conduttore, ripetendo la sua domanda inesorabile fino ad arrivare ad urlarla in faccia al sig. Scilipoti che continua però nella sua tattica. Il conduttore alla fine si rende conto che la lotta è senza speranza, chiede scusa al pubblico, invita il politico a smettere di urlare, invito ovviamente disatteso, e alla fine gli toglie l'audio dal microfono.
Se tutti i giornalisti si comportassero in questo modo in TV, sono sicuro che la nostra democrazia sarebbe migliore, e anche la qualità dei programmi televisivi compirebbe un bel salto in avanti, restituendo ai telespettatori il gusto di godersi una bella intervista o un dibattito su un tema ben preciso. In pratica, torneremmo ad avere un opinione pubblica, quella che negli ultimi anni ha abbandonato la penisola in favore di un menefreghismo egoistico.

mercoledì 4 maggio 2011

Cos’è il DRM e perché sono contrario

Oggi, per chi non lo sapesse, è la giornata ufficiale contro i DRM. "Figherrimo! Ma che cacchio è un DRM?" direte voi. Ve lo spiego subito.
DRM è un acronimo (cioè un'abbreviazione, una sigla, tipo FIFA, CIA, SMS e via dicendo) che sta per "Digital Rights Management", letteralmente "gestione dei diritti digitali". Sì, lo so, stiamo al punto di prima, volevo solo farmi figo ai vostri occhi prima di cominciare veramente l’articolo.
In pratica un DRM è un (subdolo) componente software o hardware che si frappone tra voi e un'opera dell'ingegno umano che avete legalmente acquistato. Ohibò, e che sarebbe questa mirabolante "opera dell'ingegno umano"? E' solo un modo (poco) carino per indicare un film, una canzone, un videogame, e cose simili. Certo che chiamare in causa l'ingegno umano per indicare un cine-panettone è un controsenso, ma questo è un altro discorso. Lo scopo per cui è stato creato il DRM sarebbe anche legittimo: si vuole proteggere l'autore di un'opera dalla copia non autorizzata della stessa (cioè le famose copie pirata). Dal mio tono, e considerando che siete furbi come volpi, avrete già capito che di fatto le cose non stanno così.

mercoledì 13 aprile 2011

Il muro di silenzio

Pochi timidi raggi di sole filtravano dalla finestra della sala. Clodovea era sul divano, stretta tra le braccia del suo amato, con lo sguardo perso nel nulla davanti a sè. Buffalmacco la osservava e sentiva crescere dentro di sé la voglia di conoscere il profondo intimo della sua donna.
«Clodovea, il mio cuore è colmo di passione. Sei una donna bellissima e intelligente, ma ciò che ammiro in te, sopra ogni altra cosa, è la tua determinazione. Dimmi ti prego, come fai ad essere così forte?»
Clodovea si voltò lentamente verso di lui. Con lo sguardo fisso nei suoi occhi, poggiò delicatamente l'indice sulle labbra del suo uomo.
«Non chiedere mai a una donna come fa a essere così forte. Forti non si nasce, lo si diventa.»
Buffalmacco la guardò pensieroso, cercando di interpretare quella frase, ma l'unica conclusione che riuscì a trarre fu che era solo un ostacolo lungo il cammino della piena comunione delle loro anime.
«Clodovea, perché alzi questo muro? Perché usi ancora una corazza con me?»
«No, non chiedermi di toglierla, ho combattuto troppo in passato», gli rispose mentre abbassava lo sguardo, di colpo divenuto triste.
Buffalmacco rimase interdetto da quella risposta. Nulla aveva mai saputo di queste battaglie, delle sue passate esperienze con altri uomini, delle sue delusioni.
«Ti prego Clodovea, raccontami cosa è successo, dimmi cosa ti ha portato a questo. Fammi conoscere chi sei veramente.»
La guardava speranzoso. La sua donna gli aveva dichiarato il suo amore, gli aveva aperto il suo cuore, era giunto il momento che gli consentisse di conoscere anche ciò che l'aveva ferita.
Ma Clodovea scosse la testa. «No, non scavare dentro i miei ricordi. Tienimi stretta, e nutriti dei miei silenzi.»
«Ho capito», rispose Buffalmacco. La guardava diversamente, il suo volto si era aperto in un espressione più illuminata. Non era riuscito a conoscerla, ma aveva conosciuto il muro che li separava. Sì alzò dal divano e la prese in braccio, con decisione ma senza farle male. La baciò delicatamente sulle labbra mentre la portava in camera e la adagiò sopra il letto.
Aprì l'armadio senza far rumore, e dopo aver trovato ciò che cercava si rivolse di nuovo verso il letto.
«Ho capito. Ho capito che tu non vuoi conoscermi e non vuoi aprirti. Vuoi qualcuno che ti rassicuri, che sia intorno a te, che ti tenga al riparo. Ciò che cerchi, in realtà, è una coperta.» E così dicendo le gettò addosso quella che aveva appena preso dall'armadio, e se ne andò.

Era notte fonda, ma la fioca luce della lampada gettava un po' di chiarore sul divano del monolocale. Buffalmacco, triste, guardava il suo robot-gioccattolo, compagno di mille giochi d'infanzia.
«Come fai ad essere così forte?»
«Grazie ai pistoni meccanici», rispose il robot.
«Perché usi una corazza?»
«Per difendermi dai raggi laser», rispose il robot.
«Come sei diventato così? Qual è la tua storia?»
«Ho combattuto contro il mio maestro e una parte di me è morta. Ma c'è ancora del buono in me. Avevi ragione, dì a tua sorella che avevi ragione!»
«Grazie Darth Vader, tu mi completi.»

martedì 15 marzo 2011

Recensione: Manuale d'amore 3


Innanzi tutto scusate se è un po' che non scrivo, ma la mia mogliettina mi ha regalato uno stupendo Galaxy Tab e quindi, da bravo Geek, ho passato 15 giorni, 24 ore su 24, a scoprire ogni sua minima funzione. Oggi ho deciso di riprendere un po' la mano a scrivere facendo una recensione del film "Manuale d'amore 3". L'ho visto domenica scorsa e devo ammettere di essere uscito dal cinema con la consapevolezza che forse avrei potuto utilizzare in maniera più oculata i miei soldi. In pratica non è piaciuto né a me né a nessuno dei miei compagni di comitiva.

sabato 26 febbraio 2011

La faccenda dei quadri (re-post)

DATA PRIMA PUBBLICAZIONE: 26/11/2007 ore 09:49

A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico... FRAN! giù, cadono.
Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto... FRAN! cadono giù, come sassi.
Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro... FRAN!

martedì 22 febbraio 2011

Come si fa il cambio di residenza e che documenti bisogna aggiornare

Sicuramente il titolo di questo articolo non lascia dubbi sul suo contenuto Sorriso

Visto che mi sono sposato e mi sono trasferito in una nuova casa, ho dovuto effettuare il cambio di residenza. Pensavo fosse una cosa lunga e faticosa, in cui avrei dovuto girare mille uffici in balia di crudeli burocrati, invece tutto sommato è andata bene ed è stato abbastanza semplice. Così ho deciso di scrivere questa breve guida che magari potrà essere di aiuto a chi si appresta a fare un simile passo.